Articoli di Giovanni Papini

1904


in "I discorsi degli altr":
La preparazione alla guerra e l'impreparazione del prof. Sergi

Pubblicato su: Il Regno, anno I, fasc. 26, p. 9
Data: 22 maggio 1904




pag. 9



   Il prof. Giuseppe Sergi ha da nutrire probabilmente molti figliuoli, ed è per questo forse che scrive tanto, malgrado che abbia così poche idee. Da un certo tempo egli delizia il Secolo della sua prosa, poco numerosa benchè prolissa, e tra l'ignoranza che confessa e quella che si mostra palese, egli esibisce i più divertenti pasticci logici che un Massinelli filosofante potrebbe ammannire.
   Il 12 maggio è comparso un articolo di lui sulla Preparazione alla guerra, nel quale sì discorre di un fenomeno il quale «non è stato mai segnalato.» (!), cioè che gli eserciti permanenti non si preparano efficacemente alla guerra. E perché? Perchè l'esercito è uno sport o una professione e la vera preparazione alla guerra comincia (attenzione !), quando la guerra scoppia.
   «Il giorno che arrivasse la guerra — scrive testualmente il Sergi, — è allora che comincia la vera preparazione». Preparare, cioè, significa compiere - non azione che precede ma azione che succede: il vocabolario e la logica son capovolti.
   Ma c'è di più che la logica da rivoltare, nel cervello del Sergi: c'è nientemeno che la storia. Volete degli esempi positivi della insufficienza degli eserciti permanenti? Ebbene pensate che la Francia nel 1870 e la Russia ora, malgrado che avessero degli eserciti permanenti, sono state battute!
   Ottimamente! Soltanto resterebbe a spiegare come mai la Prussia e il Giappone pur possedendo anch'esse degli eserciti permanenti non sono state battute. L'esserci due sconfitti in una stessa battaglia sarebbe stata una ben maravigliosa lezione di filosofia militare! O forse si può vincere malgrado gli eserciti permanenti?
   Chi lo sa! E nessuno meno del Sergi lo sa. Egli stesso fin dal principio ci avverte caritatevolmente che non vuol fare nè della strategia, nè della discussione militare «che nell'una cosa e nell'altra io sono ignorantissimo, e contento anche di esserlo».
   Come si vede, il prof. Sergi è ancora meno preparato a discorrere di guerre che l'esercito russo a farne.
   Fabio Ranzi, malgrado che abbia per la testa le pericolose ubbie della democrazia militare, ha trovato a proposito di questo articolo sergiano la nota giusta, e s'è permesso dí fare all'illustre professore questa raccomandazione, ch'è pure la nostra: «In certe cose tanto serie, procuriamo, se è possibile, di essere seri».


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